Masterclass de Milan

11. Piattaforma di pietra

#lesson1 #lesson3 #center #periphery

In effetti è un ambito di interpretazione proprio della città e della metropoli.
La testimonianza che posso dare è la mia posizione di guida in natura e di architetto,
questo mi pone nella condizione di poter studiare sia la geografia sia la geografia urbana, sia le modalità per attraversare la natura sia quelle per attraversare la metropoli.

C'è un concetto che consiglio a tutti di approfondire, cioè quello di intendere il territorio come un piattaforma. Schematizzare il territorio come piattaforma in cui sovrapporre una rete di ambiti, di orogenesi, di paesaggio, che ci permetta di intravedere le vocazioni del territorio dei suoi attori, dei confini, delle comunità e degli spazi. Allora la comprensione di questi elementi, di questa piattaforma schematizzata, permette di superare il limite concettuale tra centro e periferia e quindi di raccontare come guida agli altri, quelli che sono gli elementi reali che incontro. Permette anche di superare dei limiti (di periferia e di centro) che sono in me e che quindi sono proprio dei concetti geografici, sociali, economici. Allora, in questa piattaforma si incontrano degli elementi che sono dei monumenti consolidati ma al tempo stesso, spostarsi sulla coordinata geografica, permette di crearne altri che magari gli altri non vedono. È un po' l'esperienza che abbiamo fatto ieri.

Se io continuo a identificare dei punti che per me sono centrali, innesco una policentricità di interessi che dipendono dalla mia dote di consapevolezza e di cultura nell’intravedere in quel luogo un nuovo centro di interesse. Ecco che l'interpretazione diventa fondamentale e su questa piattaforma è possibile elaborare un concetto di paesaggio e di nuovo territorio. Questo avviene in solitudine ma per quel che riguarda i sentieri metropolitani, si sperimenta in gruppo. Allora esiste una corporeità, esiste un corpo in movimento che cambia i baricentri interpretativi della città e la città muta, cambia in continuazione. Non solo, innesco con il gruppo anche un atteggiamento creativo e di confronto sui centri individuati da ciascuno. In questo modo si disinnesca completamente la relazione tra centro e periferia creando invece una molteplicità di centri. Allora è importantissimo - e qui emerge il lato politico - che esista un gruppo. Un gruppo che si muova, che si attivi anche sulla comprensione dei bisogni che incontriamo nella Metropoli: buone pratiche che hanno risolto problemi, problemi che nascono.

C'è un altro concetto che mi interessa che è quello del riverbero. Questa modalità, come quando tiro un sasso in uno stagno, crea nuovamente il dualismo centro-periferia stavolta nella relazione tra città e campagna, tra città e montagna ma anche tra città e deserto e questo coinvolge anche il perché del turismo. Con questa modalità, infatti, io cambio la mono-direzionalità tra il colonialismo della campagna rispetto alla città. Se questo lo trasporto anche sulle montagne si rigenerano dei concetti di centralità e quindi non più una dipendenza della montagna verso la città, ma rigenerazione di centri economici, sociali, localizzativi e di insediamento nella montagna. Insomma, si ribalta completamente il pensiero ottocentesco e novecentesco sulla relazione tra città e campagna.

L'ultimo concetto da approfondire riguarda i paesaggi. Spesso (parlando di metropoli) facciamo riferimento esclusivamente al paesaggio umano e questo crea delle politiche e dei motori economici che partono unicamente proprio da questo riferimento umano. Inserendo su questa piattaforma schematica anche la relazione con altri paesaggi, creati dalle altre creature viventi come gli animali e i vegetali, è possibile acquisire consapevolezza anche sull’ambito ecologico, in una relazione più complicata che tenga conto anche dei motori di relazione tra i diversi paesaggi che esistono nella Metropoli. Ieri noi abbiamo parlato solo di infrastrutture, di operai, ma quanta erba abbiamo visto? Avevamo gli occhi che lacrimavano, avevamo un raffreddore allergico! Esisteva anche un paesaggio sonoro e tanti altri paesaggi. L’esistenza di altri esseri nella Metropoli - e la presa d’atto di questa esistenza - ci permette di non avere con il territorio una relazione univocamente umana, perché negli altri territori esistono altri esseri. La ricerca dei sentieri metropolitani, quindi, è anche un modo di compenetrare la conoscenza e il rispetto di questi altri paesaggi.